"Quando resto solo con me stesso, come ora, mi manchi ancora di più. Il vuoto che lasci è una ferita aperta, ma è il prezzo per amarti, e lo pago volentieri. Ti amo.
"
07/04/2004, 00.49

giovedì 27 novembre 2014

In-esistenze...

Si può sognare qualcuno che non hai mai visto? 
Qualcuno che non c'è e non c'è mai stato, che non farà parte della tua vita, che è solo un'idea, un'emozione...
Eppure è successo. 
Così vero da credere che realmente esista, che tu l'abbia toccato, guardato da vicino.
Che ancora tu lo stia aspettando. 
Così cocente da far male al cuore...

[Cosa succede al mio cervello? Cosa succede al mio cuore? 
È un ragionamento che non seguo. 
Come un algoritmo difettoso, una frase senza virgole, una canzone senza ritmo... 
Mi manca qualcosa che non ho mai avuto. Così tanto da lasciarmi aspettare. Così forte da rendermi incredula ed incompleta, totalmente disarmata...]






giovedì 13 novembre 2014

Di Angeli e le loro storie...

Game over. 

Ho finito le Vite. 


Ora ho capito. Ho capito il significato. Ho capito cosa mi volevi dire, dove mi volevi portare. Ho capito il perché. 

I cambiamenti iniziano con delle scelte, spesso dolorose, e questa lo è tantissimo, ma ora so. So. Ho capito cosa devo fare. E so che anche questa volta sei stato tu, mio dolce angelo scappato via troppo presto. 

Peppe, mi manchi agl'occhi, ma ti ho vicino come mai prima.


Miracolo numero 3

martedì 28 ottobre 2014

Me e i miei sogni

Stai bene da sola, ma da sola soffri tanto. Non lo ammetteresti mai, ma si vede da come sei gentile con chiunque, anche con chi non lo merita per niente. Vuoi che le persone ti vogliano bene, e per quanto tu cammini con l’aria di chi non ha bisogno di nessuno tu hai costantemente bisogno di qualcuno. Paure sconfinate e piedi piccolissimi che non ti permettono di scappare abbastanza lontano. Lontana non ci sai andare, poi ti manca l’aria e non sai che fare, ti piace l’Italia, ma non è l’Italia che ti piace, sono quelle dieci o undici persone in tutto senza le quali non sapresti andare avanti, perché ci metti anni ad affezionarti a qualcuno, ma dopo è per sempre. O insomma, quasi. Come tutte le cose belle.
Mi fai sorridere quando dici che non credi agli amori infiniti e poi ti trovo commossa di fronte a un cartone animato che avrebbe dovuto far ridere. Tu non piangi mai perché sei delusa, quando sei delusa urli. Quando piangi è perché speri, speri e non vuoi ammetterlo. Sperare ti ferisce, in qualche modo. Credi che non sia da te, così piangi guardando film comici e ti giustifichi dicendo che non sai davvero come mai, “è da quando sono piccola che mi succede”. E ora come sei? Ti senti grande?
Ti piace la notte e ti piacciono le canzoni che non si usan più e i modi di dire che non si usan più. Tutto in te è sincero, perfino il modo di vestire e di pronunciare le parole. Perfino il modo di respirare. Non ti controlli, non ci riesci e credi che sia un male, invece è meraviglioso, sei un fiore selvatico, uno di quei fiori che non si può cogliere ma solo guardare. Profumi molto, se tu fossi un ricordo saresti l’odore delle lenzuola appena lavate, se tu fossi in me ti ameresti come gli uccellini amano volare, di un amore necessario. Se tu fossi in me ti ameresti per non morire.
Sono qui che ti guardo, assomigli ad una poesia che nessuno mi dedicherà mai, una di quelle poesie che a leggerle pensi che sarebbe stupendo se qualcuno ti vedesse in quel modo e ti amasse così tanto,
invece niente, ma non per questo sei meno bella, non per questo, mai.
—  Susanna Casciani

venerdì 17 ottobre 2014

L'Italietta...

"È bello lavorare sugli aerei?"
Io, che torno da Washington D.C., sveglia dalle ore 14.00 di ieri, ora italiana, accenno un sorriso. 
"Beh, sì, si viaggia sempre..." e svio lo sguardo per sviare eventuali altre domande cui ho risposto, probabilmente, una quantità di volte pari al mio periodo di onorata attività: 14 anni. 
I tre italiani medi, dal forte accento, in viaggio verso il T2 di Mxp, iniziano a disquisire sui colori della mia divisa. E parte il toto-compagnia aerea. Ne esco come "è un'hostess di Ryan Air che parla italiano, quindi fa i voli nazionali. Mi ha parlato in italiano!"... 
Ora, io son troppo stanca e troppo annoiata per controbattere a tutti voi, viaggiatori della domenica, che pensate che il mio (nostro) lavoro si limiti ad aprire una bottiglia di Coca Cola da vendervi al prezzo di un trilogy, che non sapete che esistono voli in cui la Coca Cola è addirittura offerta, che credete che un volo charter debba essere necessariamente un volo alla "Pappa&Ciccia", che pensate che io voli Sidney andata e ritorno non-stop perché "tanto a bordo cosa fai?! Dormi!", che non capite il motivo per cui un biglietto per Los Angeles non può costare 29.99€ tasse incluse, e che se pagate un volo 29.99€ non potete anche avere lo schiavetto incluso che vi lucidi le scarpe...
E sono anche troppo stanca e annoiata per dirvi che no, non lavoro per una Low Cost (con tutto il rispetto), ma per una delle migliori compagnie che ci siano. Sono troppo stanca e annoiata anche per tirarmela in uno dei pochi momenti in cui mi sento orgogliosa di dove sono arrivata senza dover ringraziare nessuno. Son troppo stanca e annoiata per dirvi che fate bene a restar nel vostro piccolo mondo di bagagli a mano e borsette nascoste sotto al maglione, così evitate di mostrare all'universo questa parte bassa e mediocre che ostenta saccenza solo perché viene da una terra di storia e scoperta...
Viva l'ItaGlia! 

domenica 24 agosto 2014

Il sorriso di Peppuzzo

Sono invasa da questo piombo che mi pesa addosso e mi trascina giù, sempre più giù verso l'incapacità di capire il senso delle cose. Un peso che schiaccia e si somma, di giorno in giorno, di esperienza in esperienza. Un peso che si aggrappa, mi addolcisce di malinconia e resta per sempre insinuato tra le pieghe della mia esistenza. E ogni cosa ha un sapore nuovo, ogni attimo una forma diversa, ogni persona s'incastra con le trame d'un'esistenza fatta di sensibilità ferita e per questo murata tra confini da nascondere. Ogni volto resta e va ad incasellarsi dove verrà custodito per sempre, nel bene e nel male, ma tutto mi resta appiccicato addosso come colla, tutto mi plasma tra amore e dolore, vita e morte. Non vomito e non digerisco, l'àncora si pianta a mezz'aria  e lentamente strozza al peso della gravira. Strozza me e la mia forza di vivere attorno a tanta volubilità dell'esistenza. L'aereo cade, la luce muore...

Chazz, ti penso. Mi manchi, amico mio...
Ascolto la tua voce, vedo il tuo sorriso e penso che tu, in fondo, sia ancora qui. 
Poi forte di tutto, anche della morte.

giovedì 14 agosto 2014

Scoperte.

Se un disegno c'è, spero davvero di capirne il profilo prima o poi. 

Perché la mia debole mente umana, carnale, emozionalmente semplice, non se lo spiega perché Dio, il destino, il fato o chi per esso permetta che certe cose accadano. Perché?

Sono giorni che ci penso. Sono giorni che prego senza saper neppure bene come farlo. Mi guardo attorno e aspetto che questo brutto sogno finisca.

lunedì 7 luglio 2014

Dolore della perdita

E poi inciampi nei ricordi e torni ad una Vita che pare così lontana da essere un'illusione. Eppure rivedi luoghi così nitidi da sentirne ancora l'odore accogliente di caldo invernale, da poterli toccare e provare quel freddo di marmo anni 60 sotto le dita, il tintinnio di monete in cambio di un "pranzo ufficiale" e il profumo del caffè condito da un sorriso complice da unica donna tra le divise. Vedi alberi alti a far ombra e strade strette che puoi fare ad occhi chiusi. Addirittura un giro di corsa sulla perimetrale con gli arerei in finale sulla testa. E poi un abbraccio, sempre più lontano, il primo, illegale, fugace, che punge il viso di lana a febbraio. Un muro alto che ho guardato per stagioni intere e che s'è perso nella notte dei tempi e dei 20 anni. Occhi nocciola che non posso più baciare, quando ovunque mi girassi vegliavano si di me. Un hotel minuscolo testimone di un Amore, così grande da fare ancora male. 
Tende rosse e valli strette. Gatti e quadri e foto e fiori secchi. Tetti spioventi e luce che se ne va veloce per lasciar spazio alle tenebre, così dolci se perdute in un abbraccio che sai non scorderai mai. Che non scordo. 
Vedi e rivedi. E sogni. E vorresti non fosse stato nulla vero. E vorresti solo che il sogno fosse quello che vivi ogni giorno. 

sabato 5 luglio 2014

Vita.

Sono addolorata. 
Non posso immaginare come tu ti senta in questo momento, ma sappi che ti resto vicino. Sono qui e aspetto che la tua bufera se ne vada. Magari tornerai, magari mai, forse non ci sei mai stato, ma io aspetto. Aspetto perché tanto le persone che valgono non se ne vanno mai davvero dalla mia vita.

sabato 28 giugno 2014

Losing myself

Sono innamorata. Del cielo. Del Sole. Del caldo umido che fa sudar le mani. Dei piedi stanchi per il troppo cammino. Del sangue che pulsa nelle vene per la fatica e l'emozione. Dell'emozione. Di alzare gl'occhi e sentirsi minuscola. Del giallo dei Taxi Cab da rubare col gesto di una mano. Del frastuono. Del traffico e della pace improvvisa. Dei parchi. Della High Line sopra Chelsea. Dei muri coi mattoni e le scale ripide. Delle recinzioni basse con le piante rampicanti. Dei fiori nei vasi appoggiati, illegali, alle scale antincendio, dei barbecue domenicali ma che restano lì tutto il tempo. Di Greenwich. Delle persone di corsa e di chi si sdraia a piedi scalzi sull'erba. Delle nuvole che salgono alte. Degli uomini/hot-dog e dei negozi di souvenir cinesi. Della metro che sa si ferro e del suo sferragliare antico. Di Tiffany, anche se non si può far colazione. Della 5th Avenue che porta nell'Upper. Di Strawberry Fields (forever). Delle carrozze a Central Park che mi fanno tappare il naso. Dell'East Village e della Carbonara. Del rumore delle Harley che mi fanno sobbalzare e che so riconoscere da lontano. E di te. 

"In love with New York City, it's easy to be. It has a vibe to it like no other city. If you come to much you will lose yourself in New York City"
Cit. M.C. - a very wise man ❤️


venerdì 27 giugno 2014

Malata di emozione

È inutile, io non sono fatta per certe cose. Io vivo davvero, vivo del tutto, vivo fin in fondo. Hai voglia a dire "no, ma ce la faccio", "no, ma ho tutto sotto controllo", "no, ma non succederà perché so che non può esserci nulla". Hai voglia a raccontarti tutte 'ste cazzate. 
Hai voglia, quando in fondo ti conosci e sai bene che tutto andrà a finire male. E dopo esserti innamorata del vento gelido tra i capelli con l'Empire negl'occhi, ti innamorerai di lui e dalla sua bellezza dannata. Di quella bolla che era star chiusa, intrappolata tra le sue braccia e sentirlo dormire nel tuo orecchio. Non per il sesso, la fisicità, il respirarsi bocca nella bocca, ma per quella maledetta bolla.
E tutto andrà a puttane. 

venerdì 20 giugno 2014

Fragilità dell'essere...

Uno poi non se lo spiega, il perché. Perché affannarsi per una vita decorosa, per essere soddisfatti di se stessi, per non esistere semplicemente, ma per vivere, vivere davvero. 
Succede che un giorno ti svegli e ti dicono che tutto è finto e non sai perché. Un cuore s'è fermato. Giovane, atletico, pieno di vita come solo da adolescenti si può essere. Eppure s'è fermato. E tu non ti spieghi il perché. 
Perché la natura, la genetica, Dio o il destino siano così crudeli. 
Resti immobile e vorresti che durasse per sempre. Per non doverti svegliare il giorno seguente, o quello successivo, o tra un mese e dover ricominciare a vivere perché "si fa così". Perché tutto passa. 
Non passa un cazzo. Non veder morire tua figlia, tua nipote, la tua amichetta o la compagna di classe, a sedici anni, nelle acque turchesi di un mare che non la spaventava. 
Non passa. Non può passare un dolore così. Non se ne può andare. Ti cambia dentro, ti morde l'Anima, ti mangia l'esistenza, se la porta via. 
Le lacrime finiscono ma il dolore no, quello resta incollato addosso, resta negl'occhi, restano le cose belle e le domande senza una risposta valida. Resta la voglia di svegliarsi e poter credere che sia stato solo un brutto incubo, che il mal di testa ti stordisca così tanto da portarti altrove, da fuggire questi giorni surreali. 
Perché succedono cose così. A cosa serve vivere se esistiamo il tempo di un battito di ciglia?

martedì 10 giugno 2014

Nostalgia che non va via...

Mi manca la mia famiglia. Mi mancano le risate e i pettegolezzi, tra una notte persa e l'altra. Mi manca il Coco Bongo e pure il bus alle 4 del mattino, quando non sai più come ti chiami o addirittura se un nome ce l'hai... Mi mancano le cene al Boi Preto, le passeggiate a Ponta Negra e il carnevale di Olinda, colorato e psichedelico come non mai. Mi mancano i rastafari con la pace nel cuore e i loro vicini di casa che ti inveiscono contro perché hai un colore di pelle sbagliato. Mi manca anche il gioco aperitivo: con tutte le volte in cui ho "ciapato la galìna", ora potrei avere un pollaio di dimensioni considerevoli! E mi manca il merengue che mi stona il cervello, a furia di sentirlo sparato a volume massimo. È venuta giù pure la palma più famosa del Caribe per la disperazione! 😉 E quanto mi manca il Malecón. La Plaza Vieja, la Catedral. Quanto mi mancano quelle vie fatiscenti, quando immaginavo la loro bellezza negli anni 40, la storia che pulsa, impregnata de Rivolución. E mi mancano le isole sperdute, senza tv ed un cielo che si confonde col mare. Il rumore delle onde di notte, in quelle notti insonni per troppo fuso orario o troppa adrenalina. E mi manca il cielo color oro di un luogo diverso, un'oasi inaspettata della quale ricordo ancora i profumi, i colori, la sensazione di dolcezza e serenità che mi dava. Un po' di cuore è rimasto lì... 
Mi mancano le voci, i commenti scemi, le demo sul 321 a viso tirato per trattener le risate. Mi mancate voi, mi mancate tutti. Mi manca l'armonia che ci legava e la bellezza di potersi mandare a quel paese sapendo che tanto, il giorno dopo, tutto si sistemerà. Mi mancano quegli anni in cui mi sentivo invincibile e fortunata come non mai, quegli anni che mi hanno reso la persona che sono, che forse non torneranno mai ma che è una fortuna averli potuti vivere così. Grazie, vi amo e non smetterò mai.


giovedì 8 maggio 2014

NATSUKASHII

"L'istante in cui il bel ricordo torna alla memoria e la riempie di dolcezza."

lunedì 14 aprile 2014

Quattordicifebbraio

Accorgersi che una notte come quella non è più esistita da tempo. 
Quella in cui due occhi dolci mi guardavano dormire, mi cullavano, accarezzavano le mie espressioni per non perdere nemmeno un istante. 
Una notte così non esiste più. 
Non più un gesto delicato. Nessuna premura di fermare le ore. Non più baci timorosi di rompere l'incanto. Non più sonno rotto dalla voglia di rubare tempo al tempo che, inesorabile, scandiva l'avvicinarsi di un nuovo distacco.
Mai più una notte così. Dove l'Amore si fondeva nei respiri di bocche incollate, in sussurri imprevisti, impensati, ora impensabili. Occhi che rubano i dettagli per saziare il bisogno di aversi, di nascondersi dal resto del mondo, di essere lì ed in nessun altro luogo, solo lì, nel palmo di una mano stretto ad accogliere, proteggere. 
Mai più nulla di così. Solo paura.
Come se amare fosse una condanna e non un dono. 

[Mi mancherai sempre un po'. Mi mancherà il modo che avevi di amarmi. L'unico amore che abbia mai conosciuto.
Quello che mi hai insegnato, viziato, unico, devoto. Quello che ho sprecato e per il quale non smetterò mai di pagare...]

domenica 6 aprile 2014

Gl'addii.

Com'è strana la Vita. 
A volte complotta contro il susseguirsi degli eventi, e tu ti ritrovi in momenti che non t'aspettavi, diversi da come li immaginavi, surreali. L'adrenalina pulsa nelle vene ed è un piacere subdolo, una droga che ti addomestica, che ti acceca e ti distrugge. Ne vuoi sempre di più, sempre di più, anche quando hai la coscienza che ti piegherà. Che sarai schiava. Che per poche ore di euforia confusa in felicità, ti sentirai il centro del mondo. Eppure avrai lo sguardo già puntato verso quel punto. Quello da dove ricomincerà il buio. Le domande. I pensieri. Le spiegazioni che non hai. Ricominceranno a mancarti gl'occhi dolci, i gesti, i sorrisi. I ricordi torneranno immancabili ad ucciderti il giorno, la quotidianità sarà alterata perché ci sarà sempre quel qualcosa in meno. Ti sentirai scoperta, ti mancherà quello che, illudendonti, consideravi il tuo porto sicuro. Non avrai più mani grandi in cui nasconderti, niente occhi che ti cercano, nessun bacio d'arrivederci, ma solo addio. 
Addio. Quel vento che ti scuote dentro e scopre un po'. Che brucia altezza occhi e fa mal lo stomaco. Che non sta mai zitto, che ti frulla dentro, che ti scuote anche mentre dormi, mentre fai altro, mentre vorresti confonderti con le gocce che ti scorrono sul viso, di nascosto dal mondo, per lavar via il senso di vuoto. 
Un punto di non-ritorno. 
Addio.


mercoledì 19 marzo 2014

Odio i Risvegli

Odio i risvegli.
Odio aprire gl'occhi e non sapere dove sono. Odio il cellulare, che vibra sempre del messaggio sbagliato. Odio il torcicollo che mi fa pensare che sto invecchiando, che la mia vita sia stata un percorso nel quale mi ritrovo intrappolata, cambiata ma insoddisfatta. Odio la vacuità delle cose. Odio le cose che non ho fatto e la mancanza di obbiettivi. E questa esistenza inconsistente che mi lascia l'amaro di non aver creato nulla, aspirato a nulla, puntato a nulla...
Odio questa luce che filtra e mi fa pensare che anche oggi dovrò pensare. Odio dover spendere il tempo facendo qualcosa di intelligente, perché tanto arriverà sempre quel qualcuno a chiederti "cosa stai facendo?", e rispondere "nulla, sto buttando via minuti" risulta sempre personalmente e socialmente scomodo, ti fa sentire inadeguata. E io odio sentirmi inadeguata, non aver stima di me stessa al punto di non piacermi mai. Odio la gente che mi aspetta come se gli fosse dovuto qualcosa. E odio chi non mi aspetta, quel "chi" che conta davvero (per me) e non lo sa o fa finta di non accorgersene. 
Odio essere un terremoto che porta scompiglio. Perché lo scompiglio dopo un po' di placa e torna l'ordine. Ognuno torna nelle proprie case, nel proprio letto ed il mio resta freddo. Di nuovo. 
Odio le giustificazioni. Odio le spiegazioni di chi crede di saperne più di te e invece non si guarda dentro per capire prima di tutti se stesso. Odio la solitudine. Odio la socialità. Odio le feste e la gente che pare che viva per quelle: che siate figlie e abbiate sfornato pargoli urlanti non frega a nessuno. #Sapevatelo.
Odio la colazione. Odio il cibo e il senso di nausea che mi dà appena sveglia. Quella sensazione di buco che è più una crisi d'astinenza. Odio dipendere da qualcosa. Qualunque. Chiunque
Odio il non-amore e il finto affetto. Odio in ricordi di felicità. Anche quelli creano dipendenza e astinenza. Odio le emozioni e coloro che credono che solo l'amore possa darne. Credete d'amare ma siete solo dipendenti dalla paura di restar sole. Poi piangete per mariti che vi lasciano ai quali in realtà eravate legate solo per abitudine. Odio l'amore finto, quello per passar il tempo assieme: è solo un agglomerato di istinti, sensazioni, reazioni chimiche e contatti tra sinapsi. Ormoni che si agitano come la molecole d'ossigeno sul fuoco. 
Odio gli abbracci e questo loro piacermi tanto. Odio la voglia di essere protetta e questo tarlo culturale che ci hanno inculcato per cui "donna = debolezza". Odio aspettare ancora quella luce in fondo al tunnel. Quella che mi farà dire "finalmente son tornata". Quella che non riavrò mai più. Quella che mi ha costretta a cambiare tanto. Quelle mani che ora abbracciano qualcun altro, quegli occhi che guardano un altro viso, quella bocca che ora bacia una nuova vita venuta al mondo non come dono dell'amore che è stato nostro... Odio gli ex e le loro nuove vite. Odio le donne e la cattiveria che le contraddistingue: come leonesse proteggono i loro uomini, con la paura che scappino, chissà dove, senza accorgersi che la proprietà non esiste ed i loro letti son scaldati da mille anime.
Odio pensare istintivamente di aver bisogno di qualcuno al quale affidarmi. Odio che nessuno mi accudisca e voglia, per una volta, considerarmi la piccola anima indifesa che ha bisogno di cure. E odio la voglia di sentirmi così, almeno per una volta. 



venerdì 21 febbraio 2014

Tempi moderni

Perché.
Perché é finito tutto.
Perché nulla può più essere così, in quel modo lì, con quella bellezza, dolcezza, tranquillità. 
Perché devo passare giorni a farmi domande. A sperare che un qualcosa ci sia, perché mai nulla é chiaro, e se lo é comunque resta confuso nei silenzi soffocanti di indifferenza, soprasseduti improvvisamente da passione e dolcezza.
Io non lo so più come si fa, ad aver a che fare con le persone. Con gli uomini. Con l'amore. 
Io non lo so più se ci credo. Se esiste. 
Ma non esiste. Non esiste più nulla. Non una sola parola di conforto in questa guerra che é la disputa delle emozioni, dei sentimenti. 
Nulla esiste più. Nulla é chiaro. Solo egoismo e ansia, solo domande irrisolte, perché anche parlare é un lusso che non si concede più a nessuno. 
Perché "amare" é un verbo passato di moda, insieme al rispetto, alla gioia di condividere. Nulla più ha senso. Nulla più viene fatto per altruismo e i gesti di attenzione non sono altro che un cappio al collo per rubare la libertà. 
Odio questo mondo in cui vivo. 
Odio la mia favola finita, che per troppo tempo mi ha illusa che quella fosse la vita reale...quando invece il mio tempo é fatto solo di delusione.