Quando la notte bussa ovunque tranne che sulle mie palpebre, resto qui a fissare il vuoto, con pensieri che non si spengono, domande irrisolte che come ombre mi siedono accanto e brindano, ubriache d'insonnia e nostalgia, di ricordi vivi come se fosse ora, ricordi che bruciano da tanto sono belli, figli prediletti di una madre ormai sconosciuta, chiamata Felicità.
Quando sono qui e mi rigiro sui miei dolori, le mie paure e le nevrosi, scavo in fondo a cuore e mente e provo a convincermi che sia meglio fuggire. Ci provo, a dirmi che non mi meritate e che la mia intelligenza va premiata di stima e attenzione, e non mortificata di delusione.
Disillusione.
È tutto quel che trovo. O forse vorrei, perché in un secondo scompare. Quando per caso mi scontro con te, che sei per me irrimediabilmente fonte di meraviglia.
Un cuore silenzioso da corteggiare e adulare. Da scoprire e scavare. Da amare.
Un cuore silenzioso che non sono stata capace di custodire. Che è fuggito insieme alla nostra perfezione.
Illusione.
Dolore.
Mancanza.
Compagni della mia esistenza. Figli della mia punizione, protagonisti delle mia condanna.

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