Come ogni religione, l'induismo ha fondato la sua fede su un rituale funebre particolare e su una originale concezione della morte. L'induista crede nella e nella vita dopo la morte, dal momento che il corpo è considerato un nero involucro materiale temporaneo. Quando giunge il momento di lasciare la vita, l'anima o
Ātman abbandona il corpo. Se ha accumulato karma attraverso troppe azioni negative, l'anima si incarna in un nuovo corpo su un pianeta come la terra o inferiore, come l'
inferno (
Naraka), per subire il peso delle sue malvagie azioni. Se il suo karma è positivo, vivrà come un essere divino, o
deva, su uno dei mondi celesti (superiori alla terra, come il
paradiso o
Svarga) nei quali sperimenterà grandi piaceri spirituali, fino al momento in cui il suo karma positivo non sarà esaurito; allora l'anima ritornerà in un altro corpo sulla terra, facendo parte di una casta (o classe sociale) spiritualmente elevata. Questo ciclo è chiamato
Saṃsāra. Quando il karma viene completamente assolto, l'anima abbandona definitivamente il mondo fisico (fatto di sofferenza, poiché soggetto a malattia, vecchiaia e morte) e può infine raggiungere la liberazione,
Moksha, ovvero l'unione con Dio. Ma per realizzare questo obiettivo e spezzare il ciclo perpetuo di morte e rinascita, l'indù deve vivere in maniera che il suo karma non sia né negativo né positivo, ovvero agendo solo per dovere (
Dharma), senza scopi egoistici, ed offrendo a Dio il frutto delle proprie azioni, così come prescrive la
Bhagavad Gita; quest'ultima insegna vari metodi, detti
Yoga, tramite cui giungere a questo risultato, lasciando all'individuo la scelta del metodo che gli si addice di più, secondo le diverse scuole di filosofia indiana.
E resto affascinata dal peregrinare
d'un'Anima in viaggio,
perennemente alla ricerca
della propria via purificatrice,
fino all'esaurirsi
dei suoi peccati in terra.
E' come smacchiare la tela
della propria coscienza
dell'inchiostro nero,
sporco
di questo vivere privi
di princìpi...
2 commenti:
personalmente anche io nutro un certo fascino per questa concezione. Il solo concetto di reincarnazione in realtà mi sembra già esauriente. Il purificarsi attraverso le vite vissute in un ciclo continuo fino alla purificazione. Lo trovo non solo pieno di significato, ma logico e coerente. Ed ecco che questo ciclo non diventa altro che una vita sola: un continuo tendere al rendersi migliori, un continuo tendere verso qualcosa. Ed andare avanti ed avanti fino a raggiungere lo scopo.
Tara
Il mio pensiero
l'ho già espresso Altrove,
qui aggiungo solo
che mi manchi...
...e il fumo non riempie...
BUENA VIDA
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