"Quando resto solo con me stesso, come ora, mi manchi ancora di più. Il vuoto che lasci è una ferita aperta, ma è il prezzo per amarti, e lo pago volentieri. Ti amo.
"
07/04/2004, 00.49

lunedì 17 marzo 2008

Sunquest


Dovrei partire.
Fuggire di qui e da tutto questo che mi tiro dietro, scia amorfa di una me che scompare, agonizzante nel fondo di occhi annoiati, impauriti e che cercano di disilludersi.
Dovrei scappare, andare.
Aprire pagine diverse che sappiano di Sole, ringraziare della mia ennesima Samsara prima della Libertà redenta che arriverà. Non so come, dove, né quando, ma arriverà.
Eppure manco di slancio.
Non ho il pensiero giusto per un nome nuovo, un colore che sappia di me, come sono adesso.
Vorrei il binocolo che mi manca, per volgermi all'orizzonte lontano ed in controluce, e vedere che la rotta è aperta. Che non c'è destino, non c'è idea, ma c'è spazio da navigare.
A volte non mi riconosco nemmeno nelle mie parole. Rubate.
Come fanno quelli che hanno sempre qualcosa da raccontare?
Come si trova il giusto colore di un'idea?
Come si cantano storie senza sensazionalismo ma solo sensazioni semplici?
Cerco la via e chiedo venia. Incapace anche di lasciar libero il mio Io.
Studio religioni lontane per cercar la luce.
Mi copro di Shiva e del suo potere salvifico di liberazione.
Poi abbasso lo sguardo ed osservo persone con uno scopo. Che se lo siano costruito a forza di autconvincimento?
Ed anche anni di studio mi sembrano sprecati se non c'è successo. Uno si sbatte tutta la Vita e nessuno gli dice nemmeno grazie...colpa dello Stato ed d'un'ingrata società mutualmente legalizzata...
E lo sguardo sfugge altrove di nuovo, una frangetta bionda mi rapisce i sensi. Immagino grandi cose che succederanno dietro quei due puntini color nocciola calda pieni di Vita. Immagino e spero. Che una speranza per tutti ci sia.
Immagino e spero. Che la giustizia divina si chiami così per la sua equità reale.
Immagino e spero. Che un posto per me, un altro, davvero ci sia.
E nel frattempo resto. Funambola in bilico sul crepaccio del mio altalenante spirito.


"Dio disse:
«Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque».

Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento,

dalle acque, che son sopra il firmamento.
E così avvenne.

Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno."
(Genesi, 1:1)

giovedì 13 marzo 2008

Il Ciclo della Vita

Come ogni religione, l'induismo ha fondato la sua fede su un rituale funebre particolare e su una originale concezione della morte. L'induista crede nella e nella vita dopo la morte, dal momento che il corpo è considerato un nero involucro materiale temporaneo. Quando giunge il momento di lasciare la vita, l'anima o Ātman abbandona il corpo. Se ha accumulato karma attraverso troppe azioni negative, l'anima si incarna in un nuovo corpo su un pianeta come la terra o inferiore, come l'inferno (Naraka), per subire il peso delle sue malvagie azioni. Se il suo karma è positivo, vivrà come un essere divino, o deva, su uno dei mondi celesti (superiori alla terra, come il paradiso o Svarga) nei quali sperimenterà grandi piaceri spirituali, fino al momento in cui il suo karma positivo non sarà esaurito; allora l'anima ritornerà in un altro corpo sulla terra, facendo parte di una casta (o classe sociale) spiritualmente elevata. Questo ciclo è chiamato Saṃsāra. Quando il karma viene completamente assolto, l'anima abbandona definitivamente il mondo fisico (fatto di sofferenza, poiché soggetto a malattia, vecchiaia e morte) e può infine raggiungere la liberazione, Moksha, ovvero l'unione con Dio. Ma per realizzare questo obiettivo e spezzare il ciclo perpetuo di morte e rinascita, l'indù deve vivere in maniera che il suo karma non sia né negativo né positivo, ovvero agendo solo per dovere (Dharma), senza scopi egoistici, ed offrendo a Dio il frutto delle proprie azioni, così come prescrive la Bhagavad Gita; quest'ultima insegna vari metodi, detti Yoga, tramite cui giungere a questo risultato, lasciando all'individuo la scelta del metodo che gli si addice di più, secondo le diverse scuole di filosofia indiana.

E resto affascinata dal peregrinare
d'un'Anima in viaggio,

perennemente alla ricerca
della propria via purificatrice,
fino all'esaurirsi
dei suoi peccati in terra.
E' come smacchiare la tela
della propria coscienza
dell'inchiostro nero,
sporco
di questo vivere privi
di princìpi...