E vivere attimi
separati
di gioia spensierata.
E credere che possa durare per sempre.
E sperare di non dover mai rinunciare a nulla,
sognare e credere di poter avverare ogni desiderio.
E sentire di nuovo quella gioia. Per un istante crederci.
Ma accorgersi d'essere fatta di nulla. Nulla.
Inutile come una foglia secca trascinata dalle maree.
E ripiombare nell'eterna
insoddisfazione di me.
Eterna.
Immutabile.
Volontà assente.
Resti -invidiosi- d'un Io incapace di prendersi quel che anela.
Forse Viaggiare, per me, è solo restare in balia di quelle maree. Fragile, mi rompo in frantumi al cambiar del vento.
Forse Viaggiare, per me, è solo fuggire da tutto quel che non so essere.
Ho dimenticato le parole rosse dal profumo di fragola che ho masticato in questi giorni passati,
Ho dimenticato i cieli azzurro-infinito che m'hanno riempito gl'occhi,
Ho lasciato tutto indietro. Torno qui e ritorna la malinconica realtà di quest'inutile me stessa.
Torno qui e sono solo parole blu che so incidere sul mio cuore, blu d'Anima ferita alla nascita che non sa volare. Anima rassegnata. Anima stupida di autocompassione.
Torno qui ed è tutto questo che so lasciare. Come questi spazi fossero destinati solo al triste annullamento del mio tempo vacuo...
-anche un Viaggiatore può piangere, dolce Tara, anche lui può farlo-
E se è nulla quel che devo essere,
la mia scelta, stavolta, è di non essere del tutto.
E vestita di bianco trasparente, così
del mio niente
scompaio.
-e riuscire, anche stavolta, a farmi odiare da chi stimo (e amo) profondamente...-