Ci sono giorni in cui la Vita si ferma.
Il cuore batte, la mente lavora -anche troppo- eppure tutto scorre senza un senso.
Ci sono giorni in cui mi chiedo cosa succeda dentro questa mia Anima inquieta, sempre pressantemente alla ricerca d'emozioni, ormoni che sbalzano, battiti accelerati, passione. E di colpo giorni in cui il mio Io s'annulla, in cui basta un gesto -o l'assenza d'un gesto- per annientarmi. Il silenzio diventa urlo, il buio mi squarcia la vista ed il significato di tutto muta. Giorni così, in cui cerchi una spiegazione. E quella spiegazione non arriva mai.
Mai.
In cui ti chiedi dove sia l'errore, quando strilli e nessuno sente, quando corri ma non abbastanza da levarti il fiato. Il pensiero continua a lavorare, analizza i passaggi, analizza le parole, i gesti, ma nulla ha quell'errore cui vorresti aggrapparti, la giustificazione adatta a questo tormento:
SILENZIO.
Datemi la strada da correre ed un muro contro cui spaccarmi il cervello, cosicché possa smettere di pensare, di penare, di gemere e soffocare questo buio ustionante, mordermi la lingua per fermare i pensieri, le parole da urlare e che non posso dire, che devo trattenere e buttare in fondo a questo mio stomaco intasato d'emozioni che bruciano più del fuoco, che spingono per trovare pace, che nascono e devono morire...
Sono l'errore di me stessa.
domenica 20 luglio 2008
lunedì 28 aprile 2008
lunedì 17 marzo 2008
Sunquest

Dovrei partire.
Fuggire di qui e da tutto questo che mi tiro dietro, scia amorfa di una me che scompare, agonizzante nel fondo di occhi annoiati, impauriti e che cercano di disilludersi.
Dovrei scappare, andare.
Aprire pagine diverse che sappiano di Sole, ringraziare della mia ennesima Samsara prima della Libertà redenta che arriverà. Non so come, dove, né quando, ma arriverà.
Eppure manco di slancio.
Non ho il pensiero giusto per un nome nuovo, un colore che sappia di me, come sono adesso.
Vorrei il binocolo che mi manca, per volgermi all'orizzonte lontano ed in controluce, e vedere che la rotta è aperta. Che non c'è destino, non c'è idea, ma c'è spazio da navigare.
A volte non mi riconosco nemmeno nelle mie parole. Rubate.
Come fanno quelli che hanno sempre qualcosa da raccontare?
Come si trova il giusto colore di un'idea?
Come si cantano storie senza sensazionalismo ma solo sensazioni semplici?
Cerco la via e chiedo venia. Incapace anche di lasciar libero il mio Io.
Studio religioni lontane per cercar la luce.
Mi copro di Shiva e del suo potere salvifico di liberazione.
Poi abbasso lo sguardo ed osservo persone con uno scopo. Che se lo siano costruito a forza di autconvincimento?
Ed anche anni di studio mi sembrano sprecati se non c'è successo. Uno si sbatte tutta la Vita e nessuno gli dice nemmeno grazie...colpa dello Stato ed d'un'ingrata società mutualmente legalizzata...
E lo sguardo sfugge altrove di nuovo, una frangetta bionda mi rapisce i sensi. Immagino grandi cose che succederanno dietro quei due puntini color nocciola calda pieni di Vita. Immagino e spero. Che una speranza per tutti ci sia.
Immagino e spero. Che la giustizia divina si chiami così per la sua equità reale.
Immagino e spero. Che un posto per me, un altro, davvero ci sia.
E nel frattempo resto. Funambola in bilico sul crepaccio del mio altalenante spirito.
"Dio disse:
«Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque».
Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento,
dalle acque, che son sopra il firmamento.
E così avvenne.
Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno."
(Genesi, 1:1)
«Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque».
Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento,
dalle acque, che son sopra il firmamento.
E così avvenne.
Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno."
(Genesi, 1:1)
giovedì 13 marzo 2008
Il Ciclo della Vita
Come ogni religione, l'induismo ha fondato la sua fede su un rituale funebre particolare e su una originale concezione della morte. L'induista crede nella e nella vita dopo la morte, dal momento che il corpo è considerato un nero involucro materiale temporaneo. Quando giunge il momento di lasciare la vita, l'anima o Ātman abbandona il corpo. Se ha accumulato karma attraverso troppe azioni negative, l'anima si incarna in un nuovo corpo su un pianeta come la terra o inferiore, come l'inferno (Naraka), per subire il peso delle sue malvagie azioni. Se il suo karma è positivo, vivrà come un essere divino, o deva, su uno dei mondi celesti (superiori alla terra, come il paradiso o Svarga) nei quali sperimenterà grandi piaceri spirituali, fino al momento in cui il suo karma positivo non sarà esaurito; allora l'anima ritornerà in un altro corpo sulla terra, facendo parte di una casta (o classe sociale) spiritualmente elevata. Questo ciclo è chiamato Saṃsāra. Quando il karma viene completamente assolto, l'anima abbandona definitivamente il mondo fisico (fatto di sofferenza, poiché soggetto a malattia, vecchiaia e morte) e può infine raggiungere la liberazione, Moksha, ovvero l'unione con Dio. Ma per realizzare questo obiettivo e spezzare il ciclo perpetuo di morte e rinascita, l'indù deve vivere in maniera che il suo karma non sia né negativo né positivo, ovvero agendo solo per dovere (Dharma), senza scopi egoistici, ed offrendo a Dio il frutto delle proprie azioni, così come prescrive la Bhagavad Gita; quest'ultima insegna vari metodi, detti Yoga, tramite cui giungere a questo risultato, lasciando all'individuo la scelta del metodo che gli si addice di più, secondo le diverse scuole di filosofia indiana.
E resto affascinata dal peregrinare
d'un'Anima in viaggio,
d'un'Anima in viaggio,
perennemente alla ricerca
della propria via purificatrice,
fino all'esaurirsi
dei suoi peccati in terra.
E' come smacchiare la tela
della propria coscienza
dell'inchiostro nero,
sporco
di questo vivere privi
di princìpi...
della propria via purificatrice,
fino all'esaurirsi
dei suoi peccati in terra.
E' come smacchiare la tela
della propria coscienza
dell'inchiostro nero,
sporco
di questo vivere privi
di princìpi...
venerdì 8 febbraio 2008
E respirare...
Navighiamo già da un po',
bene o male non lo so,
stella guida gli occhi tuoi,
un Amore grande noi
peschiamo nella fantasia
pietre verdi di Bahia?
Al timone la follia
e ci ritroviamo
in alto Mare
in alto Mare
per poi lasciarsi andare
sull'onda che ti butta giù
e poi ti scaglia verso il blu
e respirare
in alto Mare
come due uccelli da ammazzare
piuttosto che tornare giù
per dirsi non si vola più, uh.
Navigando lo so già,
che la terra spunterà,
è normale sia così,
perché noi viviamo qui,
tra i rumori di una via,
tranquillanti in farmacia
figli dell'ideologia
e non possiamo starci
in alto Mare...
bene o male non lo so,
stella guida gli occhi tuoi,
un Amore grande noi
peschiamo nella fantasia
pietre verdi di Bahia?
Al timone la follia
e ci ritroviamo
in alto Mare
in alto Mare
per poi lasciarsi andare
sull'onda che ti butta giù
e poi ti scaglia verso il blu
e respirare
in alto Mare
come due uccelli da ammazzare
piuttosto che tornare giù
per dirsi non si vola più, uh.
Navigando lo so già,
che la terra spunterà,
è normale sia così,
perché noi viviamo qui,
tra i rumori di una via,
tranquillanti in farmacia
figli dell'ideologia
e non possiamo starci
in alto Mare...
venerdì 1 febbraio 2008
Paura II
Paura.
Questo doveva essere il titolo.
E così è, solo che il contenuto primordiale è rimasto qui, nascosto bene in una cartella provvisoria del mio pc.
Nascosto, non eliminato.
Perché rileggendo m'accorgo che è tutto vero il fiume di parole che oggi pomeriggio ha disceso la via ripida dei miei occhi, giù veloce fino alle mie dita, ai miei polpastrelli su questi tasti silenziosi.
E' notte, Tu dormirai già dei tuoi sogni delicati -come Te- ed io non me la sento di lasciar questo giorno senza dedicarti un po' di nero su bianco. Anche se, in verità, questa volta basterebbe uno sguardo. O meglio, anche questa volta basterebbe solo uno sguardo.
Sì, perché in questa realtà effimera, nelle nostre distanze, un sguardo è quel che c'è sempre bastato.
Incredibile, non credi?
Non sei qui, non ci sarai -almeno per ora- eppure sei parte della mia Vita. Dei miei giorni. Del mio cuore. Che senza Te non potrebbe stare.
Ti voglio bene, te l'ho già detto?
Dicevo, non posso addormentarmi senza regalarti un sorriso. Uno di quelli che oggi è rimasto intrappolato qui, tra le lacrime e la dolcezza. E' sempre più difficile vederti, sai? La commozione prende regolarmente il sopravvento ed io non so trattenerla. E' un appuntamento fisso: quand'arrivi Tu, arriva anche lei a sciogliermi il cuore. La lascio scivolare sui miei pensieri, lei mi spoglia delle mie paure, dei miei timori e rivela il coraggio che m'hai insegnato. E le parole intrise dell'emozioni che susciti iniziano ad emergere come terre sommerse nuove da esplorare. Ed io, curiosa di natura, lascio che scappino per rivelarsi prima di tutto a me stessa. Il sorriso è la dimostrazione pratica del pensiero che oggi t'associo. Luce negl'occhi e farfalle nello stomaco, quando, come una scEma, m'accorgo che il tentativo di rinunciare completamente a Te può restare solo un'illusione. Banale e flebile.
Ti voglio bene, te l'ho già detto?
Ti voglio bene, te l'ho già detto?
Questo doveva essere il titolo.
E così è, solo che il contenuto primordiale è rimasto qui, nascosto bene in una cartella provvisoria del mio pc.
Nascosto, non eliminato.
Perché rileggendo m'accorgo che è tutto vero il fiume di parole che oggi pomeriggio ha disceso la via ripida dei miei occhi, giù veloce fino alle mie dita, ai miei polpastrelli su questi tasti silenziosi.
E' notte, Tu dormirai già dei tuoi sogni delicati -come Te- ed io non me la sento di lasciar questo giorno senza dedicarti un po' di nero su bianco. Anche se, in verità, questa volta basterebbe uno sguardo. O meglio, anche questa volta basterebbe solo uno sguardo.
Sì, perché in questa realtà effimera, nelle nostre distanze, un sguardo è quel che c'è sempre bastato.
Incredibile, non credi?
Non sei qui, non ci sarai -almeno per ora- eppure sei parte della mia Vita. Dei miei giorni. Del mio cuore. Che senza Te non potrebbe stare.
Ti voglio bene, te l'ho già detto?
Dicevo, non posso addormentarmi senza regalarti un sorriso. Uno di quelli che oggi è rimasto intrappolato qui, tra le lacrime e la dolcezza. E' sempre più difficile vederti, sai? La commozione prende regolarmente il sopravvento ed io non so trattenerla. E' un appuntamento fisso: quand'arrivi Tu, arriva anche lei a sciogliermi il cuore. La lascio scivolare sui miei pensieri, lei mi spoglia delle mie paure, dei miei timori e rivela il coraggio che m'hai insegnato. E le parole intrise dell'emozioni che susciti iniziano ad emergere come terre sommerse nuove da esplorare. Ed io, curiosa di natura, lascio che scappino per rivelarsi prima di tutto a me stessa. Il sorriso è la dimostrazione pratica del pensiero che oggi t'associo. Luce negl'occhi e farfalle nello stomaco, quando, come una scEma, m'accorgo che il tentativo di rinunciare completamente a Te può restare solo un'illusione. Banale e flebile.
Ti voglio bene, te l'ho già detto?
Ti voglio bene, te l'ho già detto?
Scrivo di getto, scrivo per Te.
Parole sconclusionate
che una conclusione
la trovano:
mai senza di Te...
Parole sconclusionate
che una conclusione
la trovano:
mai senza di Te...
lunedì 21 gennaio 2008
lunedì 7 gennaio 2008
Follia omicida
E vivere attimi
separati
di gioia spensierata.
E credere che possa durare per sempre.
E sperare di non dover mai rinunciare a nulla,
sognare e credere di poter avverare ogni desiderio.
E sentire di nuovo quella gioia. Per un istante crederci.
Ma accorgersi d'essere fatta di nulla. Nulla.
Inutile come una foglia secca trascinata dalle maree.
E ripiombare nell'eterna insoddisfazione di me.
Eterna.
Immutabile.
Volontà assente.
Resti -invidiosi- d'un Io incapace di prendersi quel che anela.
Forse Viaggiare, per me, è solo restare in balia di quelle maree. Fragile, mi rompo in frantumi al cambiar del vento.
Forse Viaggiare, per me, è solo fuggire da tutto quel che non so essere.
Ho dimenticato le parole rosse dal profumo di fragola che ho masticato in questi giorni passati,
Ho dimenticato i cieli azzurro-infinito che m'hanno riempito gl'occhi,
Ho lasciato tutto indietro. Torno qui e ritorna la malinconica realtà di quest'inutile me stessa.
Torno qui e sono solo parole blu che so incidere sul mio cuore, blu d'Anima ferita alla nascita che non sa volare. Anima rassegnata. Anima stupida di autocompassione.
Torno qui ed è tutto questo che so lasciare. Come questi spazi fossero destinati solo al triste annullamento del mio tempo vacuo...
separati
di gioia spensierata.
E credere che possa durare per sempre.
E sperare di non dover mai rinunciare a nulla,
sognare e credere di poter avverare ogni desiderio.
E sentire di nuovo quella gioia. Per un istante crederci.
Ma accorgersi d'essere fatta di nulla. Nulla.
Inutile come una foglia secca trascinata dalle maree.
E ripiombare nell'eterna insoddisfazione di me.
Eterna.
Immutabile.
Volontà assente.
Resti -invidiosi- d'un Io incapace di prendersi quel che anela.
Forse Viaggiare, per me, è solo restare in balia di quelle maree. Fragile, mi rompo in frantumi al cambiar del vento.
Forse Viaggiare, per me, è solo fuggire da tutto quel che non so essere.
Ho dimenticato le parole rosse dal profumo di fragola che ho masticato in questi giorni passati,
Ho dimenticato i cieli azzurro-infinito che m'hanno riempito gl'occhi,
Ho lasciato tutto indietro. Torno qui e ritorna la malinconica realtà di quest'inutile me stessa.
Torno qui e sono solo parole blu che so incidere sul mio cuore, blu d'Anima ferita alla nascita che non sa volare. Anima rassegnata. Anima stupida di autocompassione.
Torno qui ed è tutto questo che so lasciare. Come questi spazi fossero destinati solo al triste annullamento del mio tempo vacuo...
-anche un Viaggiatore può piangere, dolce Tara, anche lui può farlo-
E se è nulla quel che devo essere,
la mia scelta, stavolta, è di non essere del tutto.
E vestita di bianco trasparente, così
del mio niente
scompaio.
la mia scelta, stavolta, è di non essere del tutto.
E vestita di bianco trasparente, così
del mio niente
scompaio.
-e riuscire, anche stavolta, a farmi odiare da chi stimo (e amo) profondamente...-
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